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Aree Metropolitane

Concetti generici su come le città metropolitane dovevano/dovranno essere costituite. Leggi di riferimento per la costituzione delle aree metropolitane in Italia
Concetti generici su come le città metropolitane dovevano/dovranno essere costituite. Leggi di riferimento per la costituzione delle aree metropolitane in Italia
Normativa
 [ Individuazione delle aree per costituire le città metropolitane ]
In Italia le ricerche condotte da Cafiero e Busca per lo SVIMEZ negli anni '70 e successivamente da Marchese alla fine degli anni '80 hanno messo in primo piano indicatori di natura demografica e socio-economica per identificare le aree metropolitane. Un'altra ricerca più recente invece inividua i continui territoriali e metropolitani in base alla densità industriale e terziaria.
 
La densità industriale e terziaria (d.i.t.) è definita come «il rapporto tra il tasso di attività industriale e terziaria (rapporto tra attivi i.t. e popolazione residente) e la densità demografica. Un continuo territoriale è definito metropolitano se «oltre a presentare una d.i.t. non inferiore a 100 registra anche una popolazione residente complessiva di almeno 150mila abitanti»
  Città metropolitane in Italia
Napoli Città metropolitana Italiana

 

Individuazione e costituzione delle città metropolitane in Italia

Bartaletti (2009), che analogamente ai sistemi utilizzati negli USA per l'individuazione delle metropolitan areas, definisce le aree metropolitane come complessi urbani costituiti da due o più comuni «aventi un numero di addetti all'industria manifatturiera e alle attività terziarie più qualificanti [...] uguale o superiore alla media italiana» Tutte le prospettive citate condividono il principio che nelle città metropolitane devono essere prodotte politiche pubbliche non limitate ai confini istituzionali dati.

La questione della città metropolitana mette in primo piano una equità sociale finalizzata all'efficienza nella distribuzione dei servizi garantendo il pieno soddisfacimentio dei fabbisogni della popolazione.

Il programma economico nazionale 1971-75 era basato sulla produzione di politiche di regolazione del territorio, infrastrutturali, dei trasporti, attraverso la costituzione di un «sistema di città» che avrebbe dovuto coprire l'intero territorio nazionale. Alcune sperimentazioni di governo di area vasta, tra cui quella dei comprensori, realizzata negli anni settanta, non avrebbero avuto successo in ragione della loro natura spontanea e della scarsa regolazione.

Alla luce del fallimento dei tentativi di riforma susseguitesi con le leggi 142/1990, 436/1993 e 265/1999, si proponeva un atto in grado di garantirne l'immediata attuazione, mettendola al riparo dall'esercizio di veti e da spazi di incertezza con riguardo a competenze nella perimetrazione delle aree e alla distribuzione dei poteri.

Esistono criteri complessi (per quanto opportuni) per la delimitazione delle aree il cui parametro veniva indicato non nella «vicinanza fra comuni» bensì nelle «interdipendenze che si creano in ordine alle attività economiche, sociali e culturali».

Con la legge 436/1993, si prorogò di un altro anno la scadenza per la delimitazione delle città metropolitane. La riforma della legge 142, avvenuta attraverso la legge 265/1999 (che sarebbe poi stata accolta nel Testo Unico degli Enti Locali), ha tentato di accelerare il processo di costituzione delle città metropolitane attribuendo il compito della loro definizione direttamente agli enti locali interessati e stabilendo che: «Il sindaco del comune capoluogo e il presidente della provincia convocano l'assemblea degli enti locali interessati. L'assemblea, su conforme deliberazione dei consigli comunali, adotta una proposta di statuto della città metropolitana, che ne indichi il territorio, l'organizzazione, l'articolazione interna e le funzioni» (art. 16, comma 2).

Con la legge 42/2009 si cerca di attuare l'istituzione delle aree metropolitane; in particolare l'area metropolitana, una volta istituita, sarebbe stata governata da «un'assemblea rappresentativa, denominata "consiglio provvisorio della città metropolitana", composta dai sindaci dei comuni che fanno parte della città metropolitana e dal presidente della provincia».

Con la spending review 2 e l'art. 18 della legge n. 135/2012 le città metropolitane fanno ritorno nell'agenda politica come parte di un provvedimento finalizzato alla riduzione della spesa pubblica. La legge 135/2012 sembrava dunque finalmente rappresentare una norma definitiva che prevedeva l'istituzione delle città metropolitane come un obbligo e non più come una facoltà.

Nel febbraio del 2013 è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale che ha reso nulle le disposizioni relative alle province contenute nella stessa legge, sottolineando l'illiceità del ricorso alla decretazione di urgenza nell'ambito di un processo di riforma istituzionale e così di fatto mettendo in discussione la legittimità anche dei provvedimenti relativi alle città metropolitane.

Il territorio delle città metropolitane è ancora una volta identificato con quello della provincia omonima, tranne nel caso in cui entro il 30 settembre 2014 «un terzo dei comuni compresi nel territorio della città metropolitana, ovvero un numero di comuni che rappresentino un terzo della popolazione della provincia, comunque tra loro confinanti, deliberino [...] di non aderire alla rispettiva città metropolitana».


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Scritto da Varriale Pasquale pubblicato in Normativa

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