politica

Nota ufficiale
di Pasquale Varriale
Tipico spoglio delle schede elettorali

Tipico spoglio delle schede elettorali

politica

Percezione della politica utilità dell'affluenza alle urne, come i cittadini si pongono nei confronti del proprio diritto politico

Un percorso sulla partecipazione ai referendum in Italia dal 1946 ad oggi ci dà un segnale chiaro sulla fiducia nelle istituzioni e di quanto è stato importante andare a votare

Pasquale Varriale @VarrialeLino - 254 letture

Questo tema è già stato trattato, cioè la percezione di quanto sia utile partecipare alla vita politica e della fiducia nei partiti o nei loro rappresentanti. In vista del referendum sulla Riforma Costituzionale ho pensato bene di trovare i dati di affluenza alle urne dal 1946 ad oggi, periodo in cui ci sono stati molti referendum abrogativi e quattro propositivi, quello previsto ad Ottobre (forse il giorno 16) è il quinto Referendum propositivo nella storia della Repubblica. Potete consultare i dettagli su tutti i referendum popolari effettuando una semplice ricerca. Quello che subito salta agli occhi è come l'affluenza col passar del tempo sia andata sempre calando fatta eccezione per i referendum del 1993, questo significa che i cittadini hanno dimostrato di essere sempre meno interessati alla partecipazione politica. In realtà molti dicono che non serve andare a votare perchè l'intrigo della politica, delle norme esistenti, e delle norme proposte, sono complicate da comprendere e quindi devi essere un pochino competente in materia giuridica oppure devi fidarti di altri. Penso che molti cittadini facciano parte di quelli che si sono fidati di altri facendo appello anche ai dibattiti pubblici e hanno espresso le preferenze in virtù della fiducia riposta in alcuni personaggi (anche in base all'appartenenza di partito), poi in seguito hanno avuto un riscontro concreto, facendo una comparazione tra i princìpi che intendevano perseguire e le azioni compiute nel momento in cui potevano esprimersi su quegli stessi prìncipi, notando incoerenze si perde fiducia; in parole povere troppi non hanno mantenuto le promesse anche quando potevano farlo, dimostrando di essere villantatori piuttosto che onorevoli. Questo ha determinato la decadenza del valore della politica, l'interesse è venuto meno ed i cittadini hanno scelto di fare la cosa più sensata, cioè quella di non andare a votare perchè non serve a niente. Detto questo vorrei ribadire quanto descritto in precedenza, ovvero affluenza in calo per i referendum dal '46 ad oggi fatta eccezione per quelli del 18 e 19 Aprile 1993. Ricordo la mia posizione sulla base di quanto descritto, scelsi NO per tutti i quesiti solo perchè nei dibattiti pubblici ebbi l'impressione che fosse una scelta migliore. Oggi voterei NO eccetto per il finanziamento pubblico ai partiti. Di fatto il finanziamento pubblico ai partiti è stato abrogato nel '93, oggi se ne parla ancora e sono passati 24 anni; allora è vero che quella classe politica era costituita da venditori di fumo? Quel periodo penso sia stato molto importante, dopo quel referendum ci furono le dimissioni del Governo Amato, lo stesso che oggi è giudice della Corte Costituzionale. Si prospettava lo scioglimento del parlamento ma a quei tempi si adottava il metodo della concertazione per cui sindacati, autorità pubbliche e imprese la facevano da padroni e per via di una serie di politiche volte alla crescita e al pre-pensionamento si è andati nella direzione del benessere generale, ma come in tutte le cose prima e poi si rompe il giocattolo perchè la smisurata spesa pubblica derivante dalle politiche sociali e previdenziali hanno determinato i presupposti a definire quelli che oggi conosciamo come interventi urgenti volti al risanamento per la finanza pubblica. Fermiamoci qui meglio non andare oltre, se no possiamo morire di crepacuore, perchè alla fine si scopre che è meglio retrocedere, e non di poco, cioè tutti quei privilegi acquisiti li abbiamo dovuti cancellare perchè non siamo stato in grado di mantenere gli impegni economici che gli stessi prevedevano. Mi auguro che ad Ottobre possa aumentare la partecipazione al referendum (prevedo un quorum al 58-60%) e che gli Italiani esprimessero la volontà di cambiare, con un SI alle modifiche costituzionali, perchè i fautori del NO hanno i propri interessi a restare in questo sistema corporativista e clientelare, un sistema che prevede l'immobilismo ed il caos giuridico, accordi, patti su nomine e ruoli, niente per far avanzare e rendere possibile la realizzazione dei propri programmi, un modo per eliminare ulteriormente la partecipazione politica che porterà inevitabilmente ad una crisi sociale di NON poco conto, dove prevale la legge del più forte e non esiste lo Stato di Diritto.


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Mercoledì 01 Giugno 2016

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